
BLATTE IN CASA: ACETO, CANDEGGINA E BICARBONATO FUNZIONANO DAVVERO?
24 Agosto 2026Immaginiamo di tornare indietro di oltre 300 milioni di anni.
Non esistono esseri umani.
Non esistono città, automobili, cucine, fognature o palazzi.
I continenti hanno una forma completamente diversa da quella attuale. Il clima è caldo e umido. Enormi foreste ricoprono vaste aree del pianeta.
Tra felci gigantesche e antiche piante si muovono insetti che, osservati velocemente, potrebbero ricordare delle blatte.
Da qui nasce una delle frasi più conosciute sugli scarafaggi:
“Le blatte esistono da 300 milioni di anni.”
La frase contiene una parte di verità, ma è anche una grande semplificazione.
Le blatte che oggi possiamo trovare in una cucina non sono rimaste immobili nel tempo per centinaia di milioni di anni. Non sono fossili viventi perfettamente identici ai loro antenati.
Si sono evolute.
Hanno cambiato forma, dimensioni, comportamento e caratteristiche biologiche.
E soprattutto, solo una piccolissima parte delle specie oggi esistenti ha scelto di vivere vicino all’uomo.
LE BLATTE ESISTONO DAVVERO DA 300 MILIONI DI ANNI?
Durante il Carbonifero, più di 300 milioni di anni fa, esistevano insetti che presentavano alcune caratteristiche simili a quelle delle moderne blatte.
Erano antichi rappresentanti o parenti delle linee evolutive che avrebbero dato origine alle blatte, alle mantidi e ad altri insetti appartenenti al grande gruppo dei Dictyoptera.
Non erano però semplicemente “scarafaggi moderni”.
Alcuni possedevano strutture che le blatte attuali non hanno più. Per esempio, le femmine di diversi antichi insetti simili alle blatte avevano un lungo ovopositore esterno, utilizzato per deporre le uova.
Le blatte moderne, invece, proteggono generalmente le proprie uova all’interno di una struttura chiamata ooteca.
I fossili attribuibili con maggiore sicurezza alle linee moderne delle blatte sono molto più recenti rispetto agli antichi insetti del Carbonifero.
Dire che “le blatte esistono da 300 milioni di anni” è quindi un po’ come dire che gli esseri umani esistono da quando comparvero i primi mammiferi.
Esiste una continuità evolutiva, ma nel mezzo ci sono milioni di anni di trasformazioni.
LE BLATTE NON SONO RIMASTE IMMUTATE
Un animale non sopravvive per milioni di anni restando sempre uguale.
Sopravvive perché cambia insieme all’ambiente.
Le blatte moderne hanno sviluppato caratteristiche differenti in base agli habitat in cui vivono.
Esistono specie che abitano nelle foreste tropicali.
Altre vivono nel terreno.
Alcune utilizzano il legno in decomposizione.
Altre ancora si nascondono sotto la corteccia, nelle grotte o tra le foglie cadute.
Ci sono blatte con ali ben sviluppate e specie quasi incapaci di volare.
Esistono blatte molto piccole e altre decisamente più grandi di quelle che incontriamo normalmente negli edifici.
La loro storia non è quella di un animale rimasto fermo nel tempo.
È la storia di un gruppo che ha continuato a diversificarsi e ad adattarsi.
SOLTANTO POCHE BLATTE VIVONO NELLE NOSTRE CASE
Nel mondo esistono migliaia di specie di blatte.
La maggior parte non entra nelle abitazioni, non vive nelle cucine e non ha alcun interesse a condividere gli edifici con noi.
Molte specie trascorrono tutta la propria vita in ambienti naturali, dove contribuiscono alla decomposizione della materia organica e diventano parte della catena alimentare.
Si nutrono di foglie morte, legno deteriorato, resti vegetali e altri materiali organici.
A loro volta vengono mangiate da uccelli, rettili, anfibi, piccoli mammiferi e altri animali.
Solo una piccola minoranza si è adattata agli ambienti costruiti dall’uomo.
Tra le specie più conosciute negli edifici troviamo:
la Blattella germanica;
la Blatta orientalis;
la Periplaneta americana;
la Supella longipalpa.
Sono queste poche specie ad aver costruito la pessima reputazione di un intero gruppo animale.
In natura, una blatta può svolgere una funzione utile.
In una cucina professionale, in un ospedale o all’interno di un’attività alimentare, la situazione cambia completamente e la sua presenza deve essere gestita.
La professionalità consiste proprio nel distinguere una specie infestante da una specie selvatica entrata accidentalmente.
IL SEGRETO DELLA LORO SOPRAVVIVENZA NON È L’IMMORTALITÀ
Le blatte non sono immortali.
Non sono indistruttibili.
Non sono capaci di resistere a qualsiasi condizione.
La loro capacità di sopravvivenza dipende da una combinazione di caratteristiche molto efficaci.
Il corpo appiattito permette loro di entrare in spazi stretti.
Le lunghe antenne aiutano a esplorare l’ambiente anche al buio.
Le zampe consentono movimenti rapidi.
La sensibilità alle vibrazioni e ai piccoli spostamenti dell’aria permette di percepire rapidamente un pericolo.
Molte specie sono attive soprattutto di notte, quando è più facile muoversi senza essere osservate.
L’alimentazione flessibile consente di utilizzare fonti di cibo molto diverse.
Le uova sono protette all’interno dell’ooteca.
Le forme giovanili assomigliano già agli adulti e, dopo diverse mute, raggiungono progressivamente la maturità.
Tutte queste caratteristiche rendono le blatte molto adattabili.
Ma non invincibili.
PERCHÉ CORRONO VIA APPENA ACCENDIAMO LA LUCE?
Quando entriamo in cucina durante la notte e accendiamo la luce, la blatta spesso corre immediatamente verso un rifugio.
È facile pensare che abbia semplicemente “paura della luce”.
La realtà è più complessa.
Molte blatte associate agli edifici sono animali prevalentemente notturni. Durante il giorno tendono a rimanere in luoghi protetti, stretti e poco disturbati.
L’accensione della luce coincide spesso con altri segnali:
vibrazioni del pavimento;
movimenti dell’aria;
rumore;
presenza improvvisa di una persona;
cambiamento delle condizioni ambientali.
La blatta interpreta questi segnali come un possibile pericolo e cerca rapidamente un rifugio.
Il suo corpo appiattito le permette di scomparire in aperture che possono sembrarci troppo piccole.
Non è magia.
È il risultato di un’evoluzione che ha favorito gli individui capaci di percepire il pericolo e nascondersi rapidamente.
LE BLATTE POSSONO VIVERE SENZA TESTA?
Anche questa curiosità ha contribuito alla loro fama di animali indistruttibili.
Una blatta può effettivamente sopravvivere per un certo periodo dopo la perdita della testa.
Questo è possibile perché il suo organismo funziona in modo molto diverso da quello umano.
Non respira attraverso il naso o la bocca. L’aria entra attraverso piccole aperture distribuite lungo il corpo, chiamate spiracoli, e raggiunge i tessuti attraverso un sistema di trachee.
Inoltre, il controllo di diverse funzioni non è concentrato esclusivamente nel cervello. Parte dell’attività nervosa viene coordinata attraverso gangli distribuiti lungo il corpo.
Questo non significa che la blatta possa continuare a vivere normalmente.
Non può nutrirsi né bere e ha subito una lesione gravissima.
La morte sopraggiunge generalmente a causa della disidratazione, della mancanza di alimentazione o di altre conseguenze del trauma.
Anche in questo caso, una capacità biologica reale è stata trasformata nel mito di un animale immortale.
LE BLATTE SOPRAVVIVONO A UNA BOMBA ATOMICA?
No.
Una blatta che si trovasse vicino all’esplosione di una bomba atomica non sopravviverebbe al calore estremo, all’onda d’urto e alla distruzione fisica provocata dall’esplosione.
Il mito nasce dalla maggiore resistenza di alcuni insetti alle radiazioni rispetto agli esseri umani e agli altri mammiferi.
Le radiazioni danneggiano in modo particolare le cellule durante la divisione.
Nei mammiferi molte cellule si dividono continuamente e alcuni tessuti sono quindi particolarmente vulnerabili.
Negli insetti, i ritmi di divisione cellulare possono essere differenti. Questo può offrire una maggiore tolleranza a determinate dosi di radiazioni, soprattutto in specifiche fasi della vita.
Le blatte possono quindi sopportare livelli di radiazione superiori a quelli letali per un essere umano.
Ma non sono gli organismi più resistenti alle radiazioni.
Altri insetti e numerosi microrganismi possono tollerare dosi ancora maggiori.
Inoltre, resistere a una determinata esposizione in laboratorio non equivale a sopravvivere a un’esplosione nucleare.
La frase corretta sarebbe quindi:
“Le blatte possono sopportare più radiazioni degli esseri umani, ma non sono immuni e non sopravviverebbero vicino a un’esplosione atomica.”
Da questa realtà scientifica è nata una leggenda molto più spettacolare.
LE TERMITI SONO PARENTI DELLE BLATTE?
La risposta è ancora più sorprendente:
le termiti non sono soltanto lontane parenti delle blatte.
Dal punto di vista evolutivo, appartengono allo stesso ordine, quello dei Blattodea.
Le moderne analisi hanno mostrato che le termiti si sono evolute all’interno del gruppo delle blatte, probabilmente da antenati simili alle attuali blatte che si nutrono di legno.
In termini semplici, le termiti possono essere considerate una linea di “blatte sociali” che ha sviluppato colonie estremamente organizzate.
Una colonia di termiti può comprendere:
una regina;
un re;
operai;
soldati;
individui riproduttori alati.
Questa parentela aiuta a comprendere quanto sia diversificato il gruppo dei Blattodea.
Da una parte troviamo specie solitarie che vivono tra le foglie.
Dall’altra, colonie sociali capaci di costruire strutture complesse e modificare interi ecosistemi.
La parola “blatta” descrive quindi un universo biologico molto più ampio rispetto all’insetto che possiamo vedere correre sotto un frigorifero.
PERCHÉ LE BLATTE SONO COSÌ DIFFICILI DA GESTIRE?
Non perché siano immortali.
Sono difficili da gestire perché sfruttano molto bene gli ambienti che noi stessi abbiamo creato.
Una cucina può offrire:
calore;
umidità;
acqua;
residui alimentari;
ripari;
fessure;
apparecchiature elettriche;
passaggi lungo tubazioni e cavi.
In un condominio possono inoltre utilizzare cavedi, scarichi, locali tecnici e collegamenti tra diversi appartamenti.
La loro attività notturna permette alla popolazione di svilupparsi senza essere notata immediatamente.
L’ooteca protegge le uova.
I rifugi stretti riducono la possibilità di raggiungere tutti gli individui con un trattamento superficiale.
La capacità di nutrirsi di materiali differenti rende più difficile eliminarne completamente le fonti alimentari.
La vera forza delle blatte non è quindi una resistenza misteriosa.
È la capacità di approfittare di ogni piccolo errore ambientale.
Una perdita sotto il lavello.
Una fessura non sigillata.
Un cartone lasciato in magazzino.
Un residuo di cibo dietro un elettrodomestico.
Un locale confinante già infestato.
Un trattamento eseguito senza identificare la specie.
QUANDO UNA BLATTA DEVE ESSERE ELIMINATA E QUANDO PUÒ ESSERE RISPETTATA?
Una blatta selvatica che vive in un bosco ha un ruolo nell’ambiente.
Non esiste alcun motivo per eliminarla.
Una specie infestante presente in una cucina, in un ristorante, in un ospedale o in un’azienda alimentare deve invece essere controllata.
Può entrare in contatto con rifiuti, scarichi, superfici e alimenti. La sua presenza è incompatibile con la corretta gestione igienica di molti ambienti.
Rispettare gli animali non significa lasciare sviluppare un’infestazione.
Significa evitare interventi indiscriminati.
Significa non trattare una specie selvatica come se fosse automaticamente pericolosa.
Significa identificare l’animale prima di scegliere il metodo.
Significa utilizzare solo i prodotti e gli strumenti necessari.
Significa proteggere le persone, gli animali domestici e gli organismi non bersaglio.
È questa la differenza tra “spruzzare contro un insetto” e fare pest management.
IL VERO MOTIVO PER CUI LE BLATTE SONO SOPRAVVISSUTE COSÌ A LUNGO
Le blatte non hanno attraversato milioni di anni perché più forti di ogni altro animale.
Sono sopravvissute perché hanno saputo cambiare.
Hanno occupato ambienti diversi.
Hanno modificato il proprio comportamento.
Hanno sviluppato strategie riproduttive efficaci.
Hanno utilizzato nuove fonti di cibo.
Alcune sono rimaste negli ecosistemi naturali.
Altre hanno seguito gli esseri umani all’interno di città, navi, magazzini, abitazioni e attività commerciali.
La loro storia insegna qualcosa di importante.
In natura non sopravvive necessariamente l’animale più grande o più aggressivo.
Sopravvive quello capace di adattarsi meglio ai cambiamenti.
Le blatte non sono immortali.
Non sono rimaste identiche per 300 milioni di anni.
Non uscirebbero indenni da un’esplosione nucleare.
Sono, però, uno degli esempi più interessanti di adattamento nella storia degli insetti.
Ed è proprio conoscendo la loro biologia, invece di affidarsi ai miti, che possiamo gestirle in modo realmente efficace.
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Non tutte provengono dagli scarichi.
Non tutte vivono nelle cucine.
Non tutte le presenze richiedono lo stesso trattamento.
Un intervento professionale può comprendere monitoraggio, eliminazione delle fonti favorevoli, sigillatura dei passaggi, applicazione mirata di gel, trattamenti localizzati e controlli successivi.
L’obiettivo non è utilizzare più prodotto possibile.
L’obiettivo è ottenere il controllo dell’infestazione con un metodo preciso, proporzionato e verificabile.
Perché la disinfestazione non deve nascere dalla paura di un animale.
Deve nascere dalla conoscenza del suo comportamento.
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