
Detergenti, igienizzanti e disinfettanti: cosa sono e le loro differenze
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21 Luglio 2020Covid-19: Come si disinfettano le superfici?
L’emergenza corona virus, è innegabile, ha portato con sé cambiamenti e nuove regole, al fine di limitare i contagi e avviare una ripresa nella maniera più sicura possibile.
Anche – e forse soprattutto – le aziende hanno dovuto adattarsi al cambiamento, rispondendo alla necessità di operazioni di sanificazione che, dopo il lockdown, sono diventate obbligatorie.
Infatti, nelle attività lavorative che non sono sospese deve essere assicurata, laddove prevista, una “sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro, di altre aree e degli articoli”.
Se la prevenzione personale è importante (come lavarsi le mani, igienizzarsi e mantenere le distanze), anche la disinfezione delle superfici e degli ambienti interni rivestono un ruolo cruciale nella prevenzione e contenimento della diffusione del virus.
Questo perché il tempo di sopravvivenza del virus sulle superfici, in condizioni sperimentali, oscilla da poche ore fino a quasi nove giorni: prevenire, è certamente meglio che curare.
Ma come fare per igienizzare gli ambienti? In questa fase emergenziale, è da tenere a menti come sia fondamentale garantire sempre un adeguato tasso di ventilazione (soprattutto durante le operazioni di pulizia con prodotti chimici), il ricambio d’aria e una pulizia accurata con acqua e detergenti neutri su superfici e oggetti. Infine, bisognerà disinfettare con prodotti adatti, registrati e autorizzati.
Quali sono i prodotti adatti per igienizzare le superfici?
Non dimentichiamo che le superfici che noi siamo soliti toccare frequentemente (es. porte, maniglie, finestre, vetri, tavoli, interruttori della luce, servizi igienici, rubinetti, lavandini, scrivanie, sedie, maniglie passeggeri, tasti, tastiere, telecomandi, stampanti), sono quelle che potrebbero più facilmente trasmettere il virus, a causa – appunto – di un contatto esposto al pubblico: fondamentale è la loro costante disinfezione.
È necessario quindi utilizzare panni in microfibra, diversi per ciascun tipo di oggetto/superficie, inumiditi con acqua e sapone e/o con alcool etilico al 75% e successivamente con una soluzione di ipoclorito di sodio diluita allo 0,5% di cloro attivo per i servizi igienici e le altre superfici (es. come la candeggina che in commercio si trova al 5% o al 10% di contenuto di cloro), e allo 0,1% di cloro attivo (come il VIRKON RELY ON) per tutte le altre superfici, tenendo in considerazione il tipo di materiale, l’uso e l’ambiente o altri detergenti professionali equivalenti come campo d’azione, facendo attenzione al corretto utilizzo per ogni superficie da pulire.
Ad oggi, i principi attivi maggiormente utilizzati nei prodotti disinfettanti autorizzati a livello nazionale sono l’etanolo, i sali di ammonio quaternario, il perossido d’idrogeno, il sodio ipoclorito.
D’altra parte, anche una pulizia semplice e veloce – se fatta coscienziosamente – può assicurarsi l’eliminazione del virus dalle superfici: la circolare ministeriale 5443 consiglia di lavare la superficie con un normale detergente e acqua, e passare poi un disinfettante a base di ipoclorito di sodio 0,1 dopo pulizia. Per le superfici che possono essere danneggiate dall’ipoclorito di sodio, consiglia invece di utilizzare l’etanolo al 70% dopo la pulizia con un detergente neutro.
Infine, bisogna considerare, poi, anche le concentrazioni da utilizzare e le tempistiche necessarie per ottenere un’azione disinfettante al 100%, che vanno rispettate per il raggiungimento di una pulizia accurata e che possiamo trovare semplicemente sull’etichetta dei prodotti stessi.
Pulizia, disinfezione e sanificazione, cosa s’intende?
Possiamo distinguere diversi tipi di attività:
Attività di pulizia: il complesso di procedimenti e operazioni atti a rimuovere polveri, materiale non desiderato o sporcizia da superfici, oggetti, ambienti confinati ed aree di pertinenza.
Attività di disinfezione: il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti confinati e aree di pertinenza mediante la distruzione o inattivazione di microorganismi patogeni.
Attività di sanificazione: complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante la pulizia e/o la disinfezione e/o la disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.
La circolare ministeriale n. 5443, per tutti gli ambienti, sanitari e non sanitari, indica per la decontaminazione l’uso di comuni disinfettanti (ipoclorito di sodio, etanolo e perossido d’idrogeno, quest’ultimo agente solo per gli ambienti sanitari) in tutte le situazioni espositive da essa prese in considerazione. In questo contesto e sulla base della definizione di sanificazione, si può ritenere che la sanificazione sia da intendersi come costituita da attività di pulizia e da attività di disinfezione e che con il termine “sanificazione” usato nei protocolli si intenda l’attività combinata di pulizia e di disinfezione, in particolare delle superfici. Vista la mancanza di tutti gli altri lavori inclusi nella definizione di sanificazione sopra riportata, ci si dovrà riferire alle due attività separate della pulizia e della disinfezione.
Qual’è la procedura di sanificazione corretta per il Covid-19?
Le procedure di sanificazione
Le evidenze disponibili consentono con ragionevole certezza di affermare che i principi attivi del virus Covid-19 sono efficacemente inattivati da procedure di sanificazione adeguate che includono l’utilizzo dei comuni disinfettanti, quali:
Ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%), contenuto nella comune candeggina o varechina, che si trova in commercio contenuta in flaconi diluita al 5 o 10%.
Etanolo (62-71%) o alcol etilico
Perossido di idrogeno (0.5%), meglio conosciuto con il nome di acqua ossigenata.
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